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La Luciana non verbale

sanremo 2013, luciana litizzetto, fase ringraziamenti, comunicazione non verbale in tv, fabio fazio, cnv sanremoЀ stato un Festivàl coi fiocchi. Tutto molto bello. Scenografia non banale, ospiti occhei, coppia Fazio-Littizzetto da urlo. E zero gnocche mercificate a calcare la scena dell’Ariston. Sì perché la Bianca Balti è grugna ma ha dalla sua il fatto di non sembrare totalmente oca, ma di esserlo nature. Ah già, e la musica. Pure quella non male ( tranne per quel vago e continuo vagito in stile colica renale che se potesse morire avrebbe fatto un favore all’umanità). Bene, disquisizioni di un 63° Festival di Sanremo causa influenza pizza e birra a casa di sabato sera a parte, vorrei solo far notare quanto sia diretta ed efficace, anche e soprattutto in televisione, la comunicazione non verbale. Ma di quella spicciola sia chiaro, non scomoderemo mica il Dottor Cal Lightman o Ekman, o che diavolo ne so io, Kathryn Dance nelle avvincenti indagini tra le pagine dei romanzi di Jeffery Deaver.
Durante il corso della serata conclusiva de 63° Festival di Sanremo abbiamo assistito ad una Littizzetto leggermente nervosa, corretta continuamente da un Fazio un po’ censore e più istituzionale, ma va bene. Davvero va bene, era pourparler, ma senza trattativa.
Ma è la comunicazione non verbale a dire tutto o quasi. Minuto 14 della terza ora filata del Festival ( qui la puntata integrale) . Fazio afferma: ” è stata abbastanza clamorosa questa avventura. Dobbiamo ringraziare proprio RAI UNO.”

Lucianina tutta pepe, ascolta, fa una smorfia e incrocia le braccia sul petto, addirittura nascondendo le mani ( una delle due per la precisione, nell’altra stringe la busta). Lo insegnano anche al corso per la vendita di aspirapolvere, lo ricordano alle lezioni di teatro per parrocchiani. Lo dicono anche nei corsi per infilare collane o per imparare a fare il découpage. Insomma: CHIUSURA CHIUSURA CHIUSURA.
Fazio continua, elenca i vari nomi, ringrazia sentitamente e non appena termina, cambiando argomento, ecco che la principessa Fiona della serata, si “apre”, rimettendosi a proprio agio.
Ma che sarà, in fondo? Mica si può malignare sempre su tutto. Magari odiava tutta la fase dei ringraziamenti ( e no, perché quando ha ringraziato i truccatori e le sarte si è mostrata sorridente e aperta all’interazione). Allora, malizie e sospetti a parte, una cosa è certa: la Luciana non sembra, la Luciana è.

Ed è proprio la sua spontaneità a renderla “giusta”, anche  per il Festival di Sanremo. Perché Sanremo è Sanremo. Pa-pa-pà!

D I S . A M B . I G U A N D O

Auguri!

🙂

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno…

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Conciàti per le feste!

 carrello spesa di natale, spesa carrello, cassiere natale, feste supermercati, torroniFaccio un lavoro che adoro:la commessa-cassiera in un supermercato o, come diciamo noi addetti ai lavori, GDO (che sta per grande distribuzione organizzata). Fatta questa doverosa premessa, posso garantirvi che per noi tutti colleghi, sta per arrivare un mostro più grande di quello al Quirinale, più incombente delle previsioni dei Maya, più assetato di tutti i vampiri succhiasangue di Twilight, al quale nessuno di noi, e dico nessuno (se non per varie malattie, raffreddori, infortuni-attacchi batteriologici all’antrace e via discorrendo) potrà sfuggire: il Santo Natale.
Per le persone “normali” il Natale è gioia pura, attesa, famiglia, speranza, calore. Per noi addetti GDO una prova di forza e pazienza degna delle dodici fatiche di Ercole!
Il problema è che purtroppo la gente vive una sorta di metamorfosi in questo periodo, che se ci va bene, inizia il primo di novembre, ossia quando i vari comuni decidono (sempre con più spreco di danaro pubblico) di vestire a festa le città, ricoprendole di luminarie. Ebbene sì, signori miei … Ѐ la luminaria che fa la differenza!
Prima lucina intermittente fissata uguale prima lucina direttamente collegata al cervelletto dell’uomo/donna medio che frequenta i centri commerciali. Via alla trasformazione. Che ha varie fasi:
FASE 1
Porre quesiti impossibili ai dipendenti, tipo: “ma i panettoni che oggi costano tot euro dopo le feste li regalate? Posso fermarli ora e poi pagarli quando saranno in sconto?” Mi astengo dal commentare, e vado avanti a caricare il mio bancale, a braccia e mente (gira la scadenza, porta via i resi, riduci gli imballi…)
FASE 2
Inizia il pre-panico nel cliente che ha ormai cinque lucine accese nel cervelletto e comincia a non capire più un emerito sui (chiaramente indicati) prezzi: “scusi signorina, cosa vuol dire prezzo al kilo?Scusi ma se passo la tessera me la regala una borsa della spesa?” E sì, la tua fidelity card ti darebbe il diritto di non pagare quelle fottutissime mater-b che a noi vengono regolarmente fatturate..!
FASE 3
Perdita dell’orientamento (otto lucine accese!) quando, con voce suadente stile annuncio aeroporto, l’addetta al box in questione proclama: “Ѐ in apertura la cassa undici…” Si girano, con le varie merci in mano, guardano per aria non si sa cosa e ti chiedono, contemporaneamente, meglio del coro dell’Antoniano: qual è la cassa che apre? Ma tu, nulla, fredda e imperterriti avanzi verso la tua cassa e rispondi: la cassa undici, prego accomodatevi…E intanto loro (nona lucina accesa!): E DOV’è LA CASSA UNDICI?!
FASE 4
Nove luci accese stancano ed ora la metamorfosi è quasi completa. Ci chiedono qualunque cosa. Dalla signora immigrata al nord che deve fare gli struffoli e che non trova gli ingredienti (ma santoddio, la farina è là da prima che montassimo gli scaffali!), al giovane nerboruto che mi chiede (a me, pulzella affaccendata!): “scusi, mi può caricare cinque casse d’acqua che ho mal di schiena e non voglio fare sforzi?” Eh?! Lo sforzo te lo farei io, sulla tua testa, per spegnerti le lucine!
FASE 5
Dieci lucine accese. È quasi la vigilia, panico totale. Parti la mattina alle otto e un quarto, parcheggi l’auto e li trovi la, spalmati sui vetri come gli zombie Dylan Dog, con i carrelli in pole position. Ma se apriamo da nove anni alle otto e trenta esatte?! Annuncio dell’apertura e gli zombie si dirigono all’eliminacode della salumeria. Dovrebbero inventare un eliminacode dell’elimanacode da mettere nel parcheggio!
Ad ogni modo i tre colleghi della salumeria, ben preparati e in trincea da un quarto d’ora, affettatrici lucide e muscoli solleva-mortadellabolognaconpistacchi, sono pronti all’impossibile: dai mini-pacchetti da mezzo etto di culatello tagliato sottilesottilesottile, alla testa dell’ anguillo (maschio dell’anguilla, a detta dei campani più saporito), per terminare con la ricotta al forno imballata sottovuoto.
Dalla salumeria alla macelleria, la radio incita a non essere vegetariani: “da noi, tutti i tipi di carne: anatre, polli, tacchini, capponi. Ma il tacchino non era il piatto principale del thanksgiving day americano?Bho? Fa niente, mi sa che un paio di zombie han contagiato anche me per via aerea. Fatta la dovuta scorta di carne che basta per tre generazioni a seguire, si passa alla scelta della frutta secca, il must have di ogni cenone che si rispetti. E qui iniziano le prime crisi isteriche: la signora vuole il misto a guscio con lo schiaccianoci rosso che fa più fine mentre il marito, più spartano, opterebbe per due chili solo noci-arachidi, che i gusci vanno bene per coprire le cartelle della tombola del dopoguerra! Ah, evitiamo di raccontare l’excursus nella corsia bibite-vini che è meglio, per non parlare delle due ore nella corsia pasta-linea rossa (sughi-pelati-scatolame) e di quella dei dolci-torrone-caffè!
Le lucine sono ormai un groviglio, le code in cassa aumentano, l’indecisione sulla scelta del torrone è ardua: duro o morbido? Pernigotti o Sperlari? Caffè Illy o Lavazza in offerta in 4×2?
Non so chi mi abbia aiutato ma riesco a passare l’ultimo articolo sotto il lettore dei codici a barre e scorgo la nonnetta che ha in mano un misero pacco di caffè primo prezzo (arrivata alle sette e un quarto per comprarlo). Lo paga, mi porge delicatamente tutti i centesimi di rame che possiede da prima dell’avvento dell’euro (secondo me a ben guardare sono sesterzi) e mi chiede con una vocina da coro degli angeli: “che me lo fa un pacchetto signorina, con la carta rossa, sa devo regalarlo a una vicina…” NOOOO!!!
Epilogo: caricati a puntate gli ultimi otto espositori di dolciumi, tirate giù le prime due saracinesche, inizio, molto lentamente, con un rito quotidiano a pulire la cassa: operazione questa che dà più soddisfazione di ricevere la tredicesima, quando, una voce gracchiante insolita per le otto di sera di una ritardataria mi apostrofa: signorina, domani (Natale!) siete aperti tutto il giorno, vero?
La mia pazienza in stand by. Le rispondo: signora, domani sarebbe natale, abbiamo anche noi famiglia, comunque siamo aperti dalle otto e mezza alle dodici e mezza. E lei, di rimando con le luci led dell’empire state building: “ma non potete tenere aperto tutto il giorno? Che vi costa, fate lavorare qualche musulmano, in fondo loro non ci credono!”

I migliori auguri a tutti, colleghi e non, che le luci nella vostra mente siano spente, che siano accese quelle del cuore, perdonate lo sfogo e passate più tempo in famiglia, che se volete, il 27 mattina siamo aperti per servirvi….

Tiziana, addetta vendita

Il ginocchio di Eva, tuttavia

quadro Adamo ed Eva w, adamo ed eva, Eva, storia di eva, bruno briganti, bruno pompili, racconti postmoderni, Comunicazione, comunicazione verbale, comunicazione non verbale, comunicazione persuasiva, persuadere, pubblicità persuasChi ha trovato quella storiella è stato bravo. Infatti non è stata dimenticata, in attesa di poterla scrivere; aspettando insomma di passare dalla tradizione orale (con suoni molto probabilmente sconnessi) alla scrittura (con imprecisioni e forti incertezze di sintassi, sicuramente confusa). E in tanti luoghi, in continenti diversi, in qualunque tribù, tutti a riferirsi a quella paradisiaca location [sic], perduta.
C’è una schiera di primi legiferanti, guru, martiri e stregoni, che sono tutti così rassomiglianti, nelle diverse quanto dubbie memorie collettive, o meglio impossibili ricordi.
Ma ci si può governare il mondo, con quelli. Mica poco: altri hanno faticato molto di più, sicuramente. Tuttavia, visto che la diamo per una storiella, perché dare peso: solo per divertimento. Tuttavia: «Non sarebbe il caso di cercare qualcosa d’altro?». Sì, tutti risposero in coro.
Non è però necessario cercare il successo nella folla.

Intanto chiariamo una cosa
Il Creatore si è stancato troppo presto. Il sesto giorno, invece di produrre la fanciulla [sic] di propria mano, come aveva fatto con il ragazzo [sic], l’ha clonata: «Prendi un pezzetto di Adamo, lo metti da qualche parte, sotto vuoto per esempio (che non si guasti), agiti bene, dici un poco di scongiuri per favorire le differenze (bèh, insomma sì!) o formule magiche, ed ecco che Eva c’è.»
La stanchezza si era già notata in precedenza. Dopo il quinto giorno, quello degli animali dell’aria della terra dell’acqua, è arrivata la quinta notte (cfr., e volendo, cercare: Animali della quinta notte – qui evitiamo il nome del loro “creatore in seconda”), dopo quel giorno, dunque, quando baluginava l’alba dell’uomo (un progettino, un’ideuzza), si aprì la lunga notte degli incroci ipotetici, irregolari, sfuggiti di mano, o meglio sfuggiti di pensiero al “Creatore in prima”.
Lui li ha tenuti nascosti a lungo, ma non poteva eliminarli come creature venute male (voce fuori campo: «Questo non se lo poteva permettere»); gli anomali hanno seguito la propria storia, e alla fine ne abbiamo tracce fra noi. Sono quelli che stanno fra due tempi, forse due mondi, loro stessi non ne sanno molto.
Noi diremo che sono piuttosto degli incerti; ma hanno delle verità che non vanno emarginate, a costo di prenderci in testa o sul groppone qualche fulmine superiore. «Non ci sono segreti nell’universo!»: si può dire? È solo questione di tempo. Però, però… a esserci!

Il primo incontro
Quando Adamo se la vide davanti certamente la guardò; non c’era ragione di non guardarla; la guardò come tutto il resto, e fece male, ma subito se ne ravvide e stette più attento: Eva parlava anche, giusto per un primo incontro poteva bastare; non bisogna mai mettere l’asticella troppo in alto, perché poi cadendo ci inciampi.
Secondo step [sic, risata libera], la valutazione: il problema di Adamo era di fatto inesistente, per il momento. Non avendo termini di paragone non poteva giudicare; non si poneva proprio la domanda del tipo: questa com’è, chissà come funziona, cosa chiederà, chi la manda… ecco sì, questo doveva chiederselo.
Si era pur fatto una vaga idea (il tempo era stato esiguo) delle tigri, anche delle scimmie, e degli orsi-e, e anche dei caimani-e, e tanti altri-e, sempre senza prendere la cosa sul lato di un proprio interesse diretto.
La guardò, la riguardò, e in gran parte se ne compiacque: come se l’avesse fatta lui. In fondo, per altro, clonazione era! Cominciarono da ambedue le parti reciproche valutazioni naturali, che poi si prolungarono in una storia senza fine, o fino ad oggi.
La discendenza avrebbe avuto sempre lo stesso problema del come commisurarsi. (?). Come tutto: a volte bene a volte meno bene a volte male, o anche malissimo. Benissimo, un po’ più di rado. Ma questo non riguarda solo il rapporto con le eve, anche con gli adami. È il nostro mondo, a cui non riusciamo ad abituarci se non quando stiamo per lasciarlo.

Qualche problema più recente
Col passare del tempo (non solo recente ma annoso) eva si è posta dei problemi che concernono l’estetica della sua figura, ma non sempre in termini assoluti quanto piuttosto filtrati attraverso l’occhio di adamo, più raramente operando secondo una propria idea indipendente. Purtroppo si è fatta condizionare invece di imporsi: le forze in campo sono state storicamente complesse, comunque adamo ne ha approfittato e ha imposto dei poteri di parte, quasi impossibili da sovvertire. Così l’idea autonoma della propria figura è stata controllata da quella contenuta nel pacchetto di optional suo di lui.
Non voglio aggiungere problemi, ma un’osservazione, prego, mi sarà consentita, quasi di tipo storico.
Era fissato nelle premesse post-adamitiche che avremmo dovuto pensare all’estetica, che è il solo bene. Dunque, il punto debole di eva non sta nei fianchi sovraccarichi, nel culo grosso (come si diceva in Accademia ancora ieri), nel seno scarso o troppo abbondante, negli zigomi sporgenti o negli occhi infossati (alle orecchie si pensa molto di meno), nell’adipe ventrale, nella curva dorsale, nel taglio degli occhi o nella proporzione dei denti, o nei piccoli baffetti adolescenziali che poi restano; dopo Cyrano è vietato parlare del naso.
Avendo trovato il modo (o gliel’hanno regalato) di cambiare colore agli occhi – «Ma sei tu? È cambiato qualcosa in te? Forse in me?» – credendo che sia molto importante (in una certa percentuale tende a esserlo), temo di dire –odio i malintesi – che il suo vero punto critico è il ginocchio.
Se mai potessi scrivere come Ramon Gomez de la Serna tutto un libro di varianti sfumature sulle forme e strutture dei seni (Ismos) dedicandolo ai ginocchi, ne sarei allegro. Ognuno può facilmente fare attenzione a quella curviretta articolata che regge femori e fianchi, e ne vedrà subito almeno una decina di inclinazioni e attacchi strutturali diversi, per non parlare delle fibre muscolari, delle connessioni tendinee. Scusate il gergo.
Sulle generali, e per dire tutta la vera verità, è però solo questione di qualche cartilagine più o meno spessa. Un niente. Come il chroma degli occhi: perché cambiano di colore, che importanza poi hanno le colorazioni di fronte all’intensità dello sguardo, a chi ci sta dietro?
Soprattutto non vorrei che qualcuno aprisse un ambulatorio sull’estetica del ginocchio.
Tuttavia, tuttavia. Come mai al vedere in movimento un ginocchio perfetto, meraviglia della umana meccanica, dell’eleganza, della forza, della scioltezza, della dominanza sul terreno, dell’elasticità del venirmi incontro e salutarmi, perché tuttavia mi ritrovo in una segreta esplosione di gioia?
Questo sciocco sentimento di periferico eremita, io, non ci sarebbe se il “Creatore in prima” si fosse impegnato di più: l’armonia non deve essere un bene riservato; tuttavia, per ora, fortunatamente, la sua assenza non può essere corretta in un ambulatorio di adamo.
Chiedo a eva di perdonare il suo amico bruno briganti per questa preoccupazione aggiunta. Il mondo è così pesante senza l’armonia del suo ginocchio.

Bruno Briganti

Ascanio Celestini e lo sguardo del tiranno

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L’aria umida, il pubblico già seduto nello spazio all’aperto, le luci basse e il palco allestito d’essenziale. Tra qualche minuto la sospensione dell’incredulità e il via alla performance, ma prima seduti intorno a quello che mi è parso il tavolino più quadrato della storia, chiacchieriamo con l’attore. Così, informalmente, cercando di capire, al di là di tutto ciò che si evince dai suoi scritti, la visione su questa Italia, e su questa piccola società che ci circonda. Ecco, forse non è solo il tavolino ad essere quadrato, ma le idee, delineate e precise dell’artista che rendono questa regolarità d’insieme. Dal precariato che non va visto come una categoria ma come una condizione, alla potenza della forza rivoluzionaria, dall’accettazione che l’unica democrazia possibile sia quella diretta, alla consapevolezza della confusione che si fa tra pubblico e privato. E’ concitato e contento. Si dirige verso il palco, inizia lo spettacolo. Uno show spontaneo e curato, in cui i racconti si succedono con un filo logico, dal ritmo incalzante ed i protagonisti sono degli aspiranti tiranni che alternando ironia e drammaticità, cimentandosi nel difficile tentativo di ammaliare il popolo cittadino/suddito per riceverne il consenso. Tiranni diversi tra loro, alcuni spietati che denunciano in chiave ironica tutta una serie di problematiche legate a questo paese, tiranni che si mostrano più buoni, tiranni che mostrano il peggio di loro, parlando come se per una volta non avessero l’obbligo di celare il dispotismo dietro il paravento fittizio della democrazia, per poi poter dire con un sorriso smagliante “ Siamo stati onesti?”
L’avvicendarsi dei racconti, la scelta della scenografia elementare e degli elementi fonici che si alternano tra spari, musiche, discorsi storici di vecchi despoti, dettano un cambio del ritmo sempre appropriato e mai monotono. Uno show di uno spessore inaudito, racconti che si snodano tra l’impellenza della denuncia e l’invito alla riflessione, tra una risata limpida ed una a denti stretti, tra un pensiero di passività e un moto di rivalsa. Ascanio Celestini brilla, e fa brillare gli occhi degli astanti ai quali lancia provocazioni e pone domande, fornendo delle risposte che probabilmente genereranno altre domande e che porteranno, inesorabilmente, ad una presa di coscienza comune : la dicotomia feroce tra la sensazione di impotenza del singolo e di tutti noi, e la voglia immensa di superare gli ostacoli e migliorare, rovesciando le priorità, magari dapprima tutti insieme e poi singolarmente.

Vivi la vita che vuoi con la PNL!

PNL, programmazione neuro linguistica, pnl taranto, semiologia, semiotica, psicologia, guestalt, enneagramma tarantoAcquisire stima in sé stessi, acquisire qualità carismatiche, godere di una condizione di equilibrio interiore e sperimentare sulla propria pelle una sensazione di benessere totale, sono solo alcuni aspetti che la PNL abbraccia.
PNL, ossia programmazione neuro linguistica, è un sistema di sviluppo personale strategico-veloce che studia e approfondisce metodi e tecniche, facili ed efficaci, atti a sviluppare potenziali superiori, ristrutturare comportamenti, gestire le emozioni e raggiungere obiettivi di eccellenza.
Nicola Perchiazzi, esperto di programmazione neuro linguistica e autore di diversi testi quali “Prendi la Pnl con Spirito!”, “ Che cos’è la Pnl”, “Pnl e Kabbalah” e “Gocce di pioggia a Jericoacora”, ci svela tutti i segreti per vivere la vita che si vuole tramite la pnl. Il workshop partirà venerdì prossimo 1 giugno, alle ore 18:30 presso il circolo Pdl in Viale M. Grecia ( angolo via C.Battisti) a Taranto e sarà suddiviso in quattro giornate nelle quali verranno trattate le seguenti tematiche:

1) Introduzione alla PNL: le varie tecniche – benefici e vantaggi.
2)Il decondizionamento emotivo, gli ‘ancoraggi’, il rilassamento, l’energizzazione e la visualizzazione
3)Il benessere mentale e il “volersi bene” (autostima)
4)L’atteggiamento mentale vincente: come superare le condizioni ‘limitanti’ (auto-sabotaggi), raggiungere gli obiettivi (autoefficacia) e attivare il ‘carisma’.
5)Comunicare efficacemente con se stessi e con gli altri (empatia – rapport – legge d’attrazione) – il “linguaggio di precisione” e suggestivo
6)Esercizi pratici (anche di EFT – Emotional Freedom Techniques).

La PNL non va sottovalutata; essa infatti rappresenta uno strumento potentissimo per accedere velocemente allo stato d’animo desiderato, eliminare paure e abitudini non utili, imparare ad agire e comunicare in maniera efficace ed efficiente, sviluppare obiettivi chiari e raggiungibili, individuare strategie e metodi per trasformare gli stessi in risultati concreti, incrementando la varietà delle soluzioni progettuali e la migliore attuazione delle stesse.

Per Info :
Nicola Perchiazzi [3406149340]

Satira DOP: Umore Maligno a Teatro

Maurizio Capuano, Umore Maligno, Satira, Luttazzi, Spinoza, Umore Nero, Teatro, Umore Maligno a TeatroVillaricca, provincia di Napoli, auditorium Ali. 18, 19, 20 Maggio: tre serate in cui è andato in scena l’irriverente monologo scritto dagli autori di Umore Maligno per l’intraprendente attore Maurizio Capuano. Uno spettacolo teatrale che si fa paradigma di tutti quelli che sono gli intenti degli autori di Umore Maligno, partendo dall’assunto fondamentale che esiste libertà di pensiero. Libertà di pensiero che si può e si deve manifestare in qualsiasi modalità possibile, senza alcuna limitazione, regolamento, legge che imponga vincoli al sacrosanto diritto di espressione.
“Pensate che mondo meraviglioso sarebbe se imparassimo a dire tutto ciò che ci passa per la testa? Tutto. Tutto quanto.”
Uno spettacolo dalla sceneggiatura a dir poco insolente, a tratti prepotente e arrogante, ma di uno spessore e di una qualità inauditi. Un monologo che si snoda con leggerezza e consistenza assieme e che, se da una parte provoca sogghigni travestiti da risate a denti stretti, dall’altra induce al mal di pancia colitico. E fa riflettere.
Capuano tiene con maestria il pubblico per un braccio, lo conduce con decisione in quelle che sono le lande inesplorate delle contraddizioni di questa Italia, non risparmia turpiloqui, non risparmia insulti, non risparmia blasfemia. Ma questa è satira. L’unica di indubbia originalità e peculiarità attualmente proposta in questo Paese.
A intervallare il monologo la ruggente voce di Valentina Ranalli sulle note stravaganti ed eccentriche della chitarra di Paolo Palopoli, mentre ci si guarda dentro e ci si ritrova in quegli ammassi di cervelli conformi che rispondono alla moglie chinando il capo, in quelli che nutrono l’ infertile speranza che quel Dio dispensatore di pene sia in realtà buono, in quelli che vorrebbero urlare insulti in faccia all’impiegato dello sportello comunale. Insomma: non c’è proprio un cazzo da ridere, recita lo slogan di Umore Maligno sul sito.
E invece io dico che si ride, si può, si deve. Ce lo dobbiamo concedere: ridere di questa società, dei perbenismi forzati, dei conformisti imposti, delle regole insulse della pseudo coscienza umana e di noi stessi che a volte, così prepotentemente ingabbiati nelle etichette, facciamo solo piangere.