Conciàti per le feste!

 carrello spesa di natale, spesa carrello, cassiere natale, feste supermercati, torroniFaccio un lavoro che adoro:la commessa-cassiera in un supermercato o, come diciamo noi addetti ai lavori, GDO (che sta per grande distribuzione organizzata). Fatta questa doverosa premessa, posso garantirvi che per noi tutti colleghi, sta per arrivare un mostro più grande di quello al Quirinale, più incombente delle previsioni dei Maya, più assetato di tutti i vampiri succhiasangue di Twilight, al quale nessuno di noi, e dico nessuno (se non per varie malattie, raffreddori, infortuni-attacchi batteriologici all’antrace e via discorrendo) potrà sfuggire: il Santo Natale.
Per le persone “normali” il Natale è gioia pura, attesa, famiglia, speranza, calore. Per noi addetti GDO una prova di forza e pazienza degna delle dodici fatiche di Ercole!
Il problema è che purtroppo la gente vive una sorta di metamorfosi in questo periodo, che se ci va bene, inizia il primo di novembre, ossia quando i vari comuni decidono (sempre con più spreco di danaro pubblico) di vestire a festa le città, ricoprendole di luminarie. Ebbene sì, signori miei … Ѐ la luminaria che fa la differenza!
Prima lucina intermittente fissata uguale prima lucina direttamente collegata al cervelletto dell’uomo/donna medio che frequenta i centri commerciali. Via alla trasformazione. Che ha varie fasi:
FASE 1
Porre quesiti impossibili ai dipendenti, tipo: “ma i panettoni che oggi costano tot euro dopo le feste li regalate? Posso fermarli ora e poi pagarli quando saranno in sconto?” Mi astengo dal commentare, e vado avanti a caricare il mio bancale, a braccia e mente (gira la scadenza, porta via i resi, riduci gli imballi…)
FASE 2
Inizia il pre-panico nel cliente che ha ormai cinque lucine accese nel cervelletto e comincia a non capire più un emerito sui (chiaramente indicati) prezzi: “scusi signorina, cosa vuol dire prezzo al kilo?Scusi ma se passo la tessera me la regala una borsa della spesa?” E sì, la tua fidelity card ti darebbe il diritto di non pagare quelle fottutissime mater-b che a noi vengono regolarmente fatturate..!
FASE 3
Perdita dell’orientamento (otto lucine accese!) quando, con voce suadente stile annuncio aeroporto, l’addetta al box in questione proclama: “Ѐ in apertura la cassa undici…” Si girano, con le varie merci in mano, guardano per aria non si sa cosa e ti chiedono, contemporaneamente, meglio del coro dell’Antoniano: qual è la cassa che apre? Ma tu, nulla, fredda e imperterriti avanzi verso la tua cassa e rispondi: la cassa undici, prego accomodatevi…E intanto loro (nona lucina accesa!): E DOV’è LA CASSA UNDICI?!
FASE 4
Nove luci accese stancano ed ora la metamorfosi è quasi completa. Ci chiedono qualunque cosa. Dalla signora immigrata al nord che deve fare gli struffoli e che non trova gli ingredienti (ma santoddio, la farina è là da prima che montassimo gli scaffali!), al giovane nerboruto che mi chiede (a me, pulzella affaccendata!): “scusi, mi può caricare cinque casse d’acqua che ho mal di schiena e non voglio fare sforzi?” Eh?! Lo sforzo te lo farei io, sulla tua testa, per spegnerti le lucine!
FASE 5
Dieci lucine accese. È quasi la vigilia, panico totale. Parti la mattina alle otto e un quarto, parcheggi l’auto e li trovi la, spalmati sui vetri come gli zombie Dylan Dog, con i carrelli in pole position. Ma se apriamo da nove anni alle otto e trenta esatte?! Annuncio dell’apertura e gli zombie si dirigono all’eliminacode della salumeria. Dovrebbero inventare un eliminacode dell’elimanacode da mettere nel parcheggio!
Ad ogni modo i tre colleghi della salumeria, ben preparati e in trincea da un quarto d’ora, affettatrici lucide e muscoli solleva-mortadellabolognaconpistacchi, sono pronti all’impossibile: dai mini-pacchetti da mezzo etto di culatello tagliato sottilesottilesottile, alla testa dell’ anguillo (maschio dell’anguilla, a detta dei campani più saporito), per terminare con la ricotta al forno imballata sottovuoto.
Dalla salumeria alla macelleria, la radio incita a non essere vegetariani: “da noi, tutti i tipi di carne: anatre, polli, tacchini, capponi. Ma il tacchino non era il piatto principale del thanksgiving day americano?Bho? Fa niente, mi sa che un paio di zombie han contagiato anche me per via aerea. Fatta la dovuta scorta di carne che basta per tre generazioni a seguire, si passa alla scelta della frutta secca, il must have di ogni cenone che si rispetti. E qui iniziano le prime crisi isteriche: la signora vuole il misto a guscio con lo schiaccianoci rosso che fa più fine mentre il marito, più spartano, opterebbe per due chili solo noci-arachidi, che i gusci vanno bene per coprire le cartelle della tombola del dopoguerra! Ah, evitiamo di raccontare l’excursus nella corsia bibite-vini che è meglio, per non parlare delle due ore nella corsia pasta-linea rossa (sughi-pelati-scatolame) e di quella dei dolci-torrone-caffè!
Le lucine sono ormai un groviglio, le code in cassa aumentano, l’indecisione sulla scelta del torrone è ardua: duro o morbido? Pernigotti o Sperlari? Caffè Illy o Lavazza in offerta in 4×2?
Non so chi mi abbia aiutato ma riesco a passare l’ultimo articolo sotto il lettore dei codici a barre e scorgo la nonnetta che ha in mano un misero pacco di caffè primo prezzo (arrivata alle sette e un quarto per comprarlo). Lo paga, mi porge delicatamente tutti i centesimi di rame che possiede da prima dell’avvento dell’euro (secondo me a ben guardare sono sesterzi) e mi chiede con una vocina da coro degli angeli: “che me lo fa un pacchetto signorina, con la carta rossa, sa devo regalarlo a una vicina…” NOOOO!!!
Epilogo: caricati a puntate gli ultimi otto espositori di dolciumi, tirate giù le prime due saracinesche, inizio, molto lentamente, con un rito quotidiano a pulire la cassa: operazione questa che dà più soddisfazione di ricevere la tredicesima, quando, una voce gracchiante insolita per le otto di sera di una ritardataria mi apostrofa: signorina, domani (Natale!) siete aperti tutto il giorno, vero?
La mia pazienza in stand by. Le rispondo: signora, domani sarebbe natale, abbiamo anche noi famiglia, comunque siamo aperti dalle otto e mezza alle dodici e mezza. E lei, di rimando con le luci led dell’empire state building: “ma non potete tenere aperto tutto il giorno? Che vi costa, fate lavorare qualche musulmano, in fondo loro non ci credono!”

I migliori auguri a tutti, colleghi e non, che le luci nella vostra mente siano spente, che siano accese quelle del cuore, perdonate lo sfogo e passate più tempo in famiglia, che se volete, il 27 mattina siamo aperti per servirvi….

Tiziana, addetta vendita

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