Il ginocchio di Eva, tuttavia

quadro Adamo ed Eva w, adamo ed eva, Eva, storia di eva, bruno briganti, bruno pompili, racconti postmoderni, Comunicazione, comunicazione verbale, comunicazione non verbale, comunicazione persuasiva, persuadere, pubblicità persuasChi ha trovato quella storiella è stato bravo. Infatti non è stata dimenticata, in attesa di poterla scrivere; aspettando insomma di passare dalla tradizione orale (con suoni molto probabilmente sconnessi) alla scrittura (con imprecisioni e forti incertezze di sintassi, sicuramente confusa). E in tanti luoghi, in continenti diversi, in qualunque tribù, tutti a riferirsi a quella paradisiaca location [sic], perduta.
C’è una schiera di primi legiferanti, guru, martiri e stregoni, che sono tutti così rassomiglianti, nelle diverse quanto dubbie memorie collettive, o meglio impossibili ricordi.
Ma ci si può governare il mondo, con quelli. Mica poco: altri hanno faticato molto di più, sicuramente. Tuttavia, visto che la diamo per una storiella, perché dare peso: solo per divertimento. Tuttavia: «Non sarebbe il caso di cercare qualcosa d’altro?». Sì, tutti risposero in coro.
Non è però necessario cercare il successo nella folla.

Intanto chiariamo una cosa
Il Creatore si è stancato troppo presto. Il sesto giorno, invece di produrre la fanciulla [sic] di propria mano, come aveva fatto con il ragazzo [sic], l’ha clonata: «Prendi un pezzetto di Adamo, lo metti da qualche parte, sotto vuoto per esempio (che non si guasti), agiti bene, dici un poco di scongiuri per favorire le differenze (bèh, insomma sì!) o formule magiche, ed ecco che Eva c’è.»
La stanchezza si era già notata in precedenza. Dopo il quinto giorno, quello degli animali dell’aria della terra dell’acqua, è arrivata la quinta notte (cfr., e volendo, cercare: Animali della quinta notte – qui evitiamo il nome del loro “creatore in seconda”), dopo quel giorno, dunque, quando baluginava l’alba dell’uomo (un progettino, un’ideuzza), si aprì la lunga notte degli incroci ipotetici, irregolari, sfuggiti di mano, o meglio sfuggiti di pensiero al “Creatore in prima”.
Lui li ha tenuti nascosti a lungo, ma non poteva eliminarli come creature venute male (voce fuori campo: «Questo non se lo poteva permettere»); gli anomali hanno seguito la propria storia, e alla fine ne abbiamo tracce fra noi. Sono quelli che stanno fra due tempi, forse due mondi, loro stessi non ne sanno molto.
Noi diremo che sono piuttosto degli incerti; ma hanno delle verità che non vanno emarginate, a costo di prenderci in testa o sul groppone qualche fulmine superiore. «Non ci sono segreti nell’universo!»: si può dire? È solo questione di tempo. Però, però… a esserci!

Il primo incontro
Quando Adamo se la vide davanti certamente la guardò; non c’era ragione di non guardarla; la guardò come tutto il resto, e fece male, ma subito se ne ravvide e stette più attento: Eva parlava anche, giusto per un primo incontro poteva bastare; non bisogna mai mettere l’asticella troppo in alto, perché poi cadendo ci inciampi.
Secondo step [sic, risata libera], la valutazione: il problema di Adamo era di fatto inesistente, per il momento. Non avendo termini di paragone non poteva giudicare; non si poneva proprio la domanda del tipo: questa com’è, chissà come funziona, cosa chiederà, chi la manda… ecco sì, questo doveva chiederselo.
Si era pur fatto una vaga idea (il tempo era stato esiguo) delle tigri, anche delle scimmie, e degli orsi-e, e anche dei caimani-e, e tanti altri-e, sempre senza prendere la cosa sul lato di un proprio interesse diretto.
La guardò, la riguardò, e in gran parte se ne compiacque: come se l’avesse fatta lui. In fondo, per altro, clonazione era! Cominciarono da ambedue le parti reciproche valutazioni naturali, che poi si prolungarono in una storia senza fine, o fino ad oggi.
La discendenza avrebbe avuto sempre lo stesso problema del come commisurarsi. (?). Come tutto: a volte bene a volte meno bene a volte male, o anche malissimo. Benissimo, un po’ più di rado. Ma questo non riguarda solo il rapporto con le eve, anche con gli adami. È il nostro mondo, a cui non riusciamo ad abituarci se non quando stiamo per lasciarlo.

Qualche problema più recente
Col passare del tempo (non solo recente ma annoso) eva si è posta dei problemi che concernono l’estetica della sua figura, ma non sempre in termini assoluti quanto piuttosto filtrati attraverso l’occhio di adamo, più raramente operando secondo una propria idea indipendente. Purtroppo si è fatta condizionare invece di imporsi: le forze in campo sono state storicamente complesse, comunque adamo ne ha approfittato e ha imposto dei poteri di parte, quasi impossibili da sovvertire. Così l’idea autonoma della propria figura è stata controllata da quella contenuta nel pacchetto di optional suo di lui.
Non voglio aggiungere problemi, ma un’osservazione, prego, mi sarà consentita, quasi di tipo storico.
Era fissato nelle premesse post-adamitiche che avremmo dovuto pensare all’estetica, che è il solo bene. Dunque, il punto debole di eva non sta nei fianchi sovraccarichi, nel culo grosso (come si diceva in Accademia ancora ieri), nel seno scarso o troppo abbondante, negli zigomi sporgenti o negli occhi infossati (alle orecchie si pensa molto di meno), nell’adipe ventrale, nella curva dorsale, nel taglio degli occhi o nella proporzione dei denti, o nei piccoli baffetti adolescenziali che poi restano; dopo Cyrano è vietato parlare del naso.
Avendo trovato il modo (o gliel’hanno regalato) di cambiare colore agli occhi – «Ma sei tu? È cambiato qualcosa in te? Forse in me?» – credendo che sia molto importante (in una certa percentuale tende a esserlo), temo di dire –odio i malintesi – che il suo vero punto critico è il ginocchio.
Se mai potessi scrivere come Ramon Gomez de la Serna tutto un libro di varianti sfumature sulle forme e strutture dei seni (Ismos) dedicandolo ai ginocchi, ne sarei allegro. Ognuno può facilmente fare attenzione a quella curviretta articolata che regge femori e fianchi, e ne vedrà subito almeno una decina di inclinazioni e attacchi strutturali diversi, per non parlare delle fibre muscolari, delle connessioni tendinee. Scusate il gergo.
Sulle generali, e per dire tutta la vera verità, è però solo questione di qualche cartilagine più o meno spessa. Un niente. Come il chroma degli occhi: perché cambiano di colore, che importanza poi hanno le colorazioni di fronte all’intensità dello sguardo, a chi ci sta dietro?
Soprattutto non vorrei che qualcuno aprisse un ambulatorio sull’estetica del ginocchio.
Tuttavia, tuttavia. Come mai al vedere in movimento un ginocchio perfetto, meraviglia della umana meccanica, dell’eleganza, della forza, della scioltezza, della dominanza sul terreno, dell’elasticità del venirmi incontro e salutarmi, perché tuttavia mi ritrovo in una segreta esplosione di gioia?
Questo sciocco sentimento di periferico eremita, io, non ci sarebbe se il “Creatore in prima” si fosse impegnato di più: l’armonia non deve essere un bene riservato; tuttavia, per ora, fortunatamente, la sua assenza non può essere corretta in un ambulatorio di adamo.
Chiedo a eva di perdonare il suo amico bruno briganti per questa preoccupazione aggiunta. Il mondo è così pesante senza l’armonia del suo ginocchio.

Bruno Briganti

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