E come sai che tu sei matto?

Il Bruco e Alice si guardarono a vicealice_cover_gatto_tenniel, alice nel paese delle meraviglie, stregatto, semiotica, Carrol, Caroll, alice in the wonderland, frasi libro di alice, frasi dello stregatto, frasi del brucaliffo, brucaliffonda per qualche tempo in silenzio; finalmente il Bruco staccò la pipa di bocca, e le parlò con voce languida e sonnacchiosa:
Chi sei? – disse il Bruco.
Non era un bel principio di conversazione. Alice rispose con qualche timidezza: – Davvero non te lo saprei dire ora. So dirti chi fossi, quando mi son levata questa mattina, ma d’allora credo di essere stata cambiata parecchie volte.

“… Di essere stata cambiata parecchie volte”. Il mutamento è condizione animale, condizione umana, condizione galattica. Chi può giurare di essere lo stesso della notte precedente? Alice passa in rassegna tutte le bambine di sua conoscenza, le sue coetanee per il timore di esser stata scambiata con una di loro durante il sonno. Io non penso di essere scambiata, io penso di essere cambiata. Di cambiare ad ogni respiro. La consapevolezza di essere così fuggevoli ed evanescenti è del tutto confortante. Deresponsabilizza integralmente. La mia non è irresponsabilità, né deresponsabilità, piuttosto credo di potermi definire un’ irresponsabilizzabile cronica, il che, sottilmente, è un po’ diverso. Quisquiglie del genere a parte, avverto qualcosa di ossimorico, finanche assurdo:

La vispa Teresa
avea su una fetta
di pane sorpresa
gentile cornetta…
Ah, Alice,quante cose mi ha insegnato. Dato che alla mia nota ipocondria si è aggiunta anche una certa mania di persecuzione (temo infatti ERRONEAMENTE di essere nella mente e nelle preghiere di squilibrati che credono di essere devoti a dio, ma che probabilmente sono soltanto dei segaioli ritardati) e dato che sono una visionaria cronica, ho pensato di cazzeggiare per bene su internet, così per capire che cosa muove la gente al confronto di idee nei casi più felici e cosa, invece, la fa rinchiudere nelle sue ossessive convinzioni. Ad esempio, mi son chiesta ( mille grazie piccola bimba bionda): abbiamo tutti la stessa percezione del dolore? E della sofferenza? Esistono dei forum in cui persone con medesime patologie si interrogano vicendevolmente sulla consistenza-entità-durata- definizione del proprio dolore. Nonostante i sintomi siano identici, esse stesse si domandano se quel dolore è identico al dolore dell’altro. Analogamente per quel che attiene il dolore dell’anima o della psiche esiste una guida chiarificatrice? C’è un solco che demarca il confine? Non voglio sproloquiare su etica e morale, ma- boia d’un giuda- quand’è che inizia la mia verità e finisce la tua? Mi sento ferita perché indossi calzini gialli, ho torto? Sono pazza o lo sei tu? Di nuovo Caroll mi viene in aiuto, questa volta faccio i conti con il micio, mio mentore che, laconico mi guarda e mi dice sardonico e un po’ rassegnato: “ Oh, non puoi farci niente, qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta.”
– Come sai che io sia matta?
– Tu sei matta, – disse il Gatto, – altrimenti non saresti venuta qui.
– E come sai che tu sei matto?
– Intanto, – disse il Gatto, – un cane non è matto. Lo ammetti?
– Ammettiamolo,
– Bene, – continuò il Gatto, – un cane brontola quando è in collera, e agita la coda quando è contento.
Ora io brontolo quando sono contento ed agito la coda quando sono triste. Dunque sono matto.
Detto ciò, in questa domenica novembrina, col vento in poppa e la natura che mi ha appena accarezzato il capo, mi accingo a far visita alla regina. Si giuoca a croquet.

Potrebbe essere utile! 😉  Alice.pdf

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Un pensiero su “E come sai che tu sei matto?

  1. Daniele

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    Rispondi

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