( Per pensarci su…)

 Etopino, il topo e la nuvola, dalila fiabe, favole per bambini, storie con morale, nuvola, scrittrice tarantora una frizzante mattinata invernale e un roditore azzurro si aggirava pigramente nel suo tranquillo e piccolo territorio.
Ora raccoglieva una foglia, ora si guardava attorno, ora si stiracchiava, per poi tornare a vagabondare nella sua terra, ormai tanto o troppo sicura. Era così tutte le mattine, tutti i pomeriggi e tutte le sere e la sua vita gli piaceva , eccome se gli piaceva! Era riuscito a costruirsi tutto il suo Mondo da solo, con le sue uniche forze e nulla minava la sua tranquillità: giocava, mangiava, oziava, delle volte studiava anche.
Ma fu proprio in quella fresca mattina di inverno, in cui il cielo era terso e limpido che accadde una cosa alquanto strana: “Plic. Plic Plic”…..
“Che accade? – si chiese il topino rintanandosi sotto il suo ramo dalla forma incavata. Non riusciva a capire. Non gli era mai capitato di essere così… così…
Plic….Plic….Plic….
“Chi va là? Io sono il topo di Terra Fiore e non voglio essere disturbato!”
Plic Plic Plic….
Il piccolo sorcio gridava a sé stesso e intanto tremava come una foglia, sempre più stretto nel suo nido sicuro. Decise di attendere lì al riparo fino a quando “quella strana cosa” non fosse andata via. Lui era un roditore felice, nonché l’unico abitante della sua Terra.
A dire il vero il suo Mondo era talmente piccino, che pur volendo non sarebbe potuta entrarci nemmeno una mosca: un piccolo fazzoletto di terra rossa era il suolo dove il topo viveva e la sua casa era un accogliente ramo di sequoia nel quale aveva ricavato una bella fessura per dormire e per ripararsi da quelle rarissime folate di vento che, talvolta, scuotevano la sua serenità.
Ma quel dì soffiava un vento strano, un vento sbagliato e non appena il topino uscì dal suo rifugio per guardarsi intorno, alzando gli occhi al cielo, vide una cosa che gli parve spaventosa: era…era…era… una nuvola! Molto più grande di lui e alta e grigia grigia, ma di un grigio fumo così scuro che incuteva paura solo a guardarla.
“Chi s-s-s ei? Co-co-co cosa vuoi da me? Questa è il mio Mo-Mo-Mondo ed io sono il re di Terra Fiore”. La nuvola sbadigliando e assestandosi pigramente disse: “Io sono la nuvola del Mondo Cielo e sei tu che stai disturbando il mio universo. Io sono qui per portare ciò per cui Dio mi ha chiamata , cioè la pioggia. Quel fragore che sentivi rintanato nel tuo piccolo foro era l’acqua che, cadendo, faceva rumore. Quello stesso rumore che ti ha tanto spaventato.”
Il topo, ormai madido di sudore e trepidante di timore, urlò con tutta la voce che aveva in corpo: “ Non conosco cosa sia la pioggia, conosco solo il mio mondo e la mia tranquillità e non voglio essere mai più disturbato. Sono convinto che questa strana maledizione che hai portato su di me e sulla mia casa sia solo nociva per la mia terra e da questo momento in poi te ne andrai, o me ne andrò io.”
La nuvola, il cui colore andava pian piano schiarendosi, diventando di un grigio molto più pallido, si gonfiò diventando un’enorme palla biancastra nel cielo e disse: “dovunque andrai io ti seguirò, perché questo è il mio compito. Io devo portare la pioggia in ogni dove. Puoi scegliere, dunque, di continuare a fuggire per sempre ma io ti troverò ovunque tu sarai. Ricordati che non pioverà sempre e che non tutti i mali vengono per nuocere. L’acqua rappresenta la vita e in qualsiasi luogo andrai, sopraggiungerò io, superando ogni confine. Sta a te decidere.”8195468-ventoso-cielo-con-nuvole-fumetto--illustrazione nuovla il topo e la nuvola, dalila tarnato, fiabe, favole per bambini, il topo e la nuvola
Il topo colmo d’ira ma ancora intimorito annunciò la sua sfida e gridò: “trovami allora se ti riesce! Tu e la tua pioggia non intaccherete mai tutto ciò che ho costruito, il mio rifugio più intimo nel quale sono al riparo da ogni male.”
E fu così che il piccolo sorcio si rintanò nuovamente nella sua soffice e accogliente fessura nella quale portò un po’ di provviste in attesa che la nuvola se ne andasse, e che con lei portasse via anche la pioggia.
Per giorni e giorni la nuvola rimase lì, ferma a vegliare su Terra Fiore; di tanto in tanto si incupiva e qualche lacrima le scorreva.
Plic Plic Plic….
“Te ne andrai prima o dopo ed io tornerò ad essere felice”-pensò il topino-, ormai infreddolito e fradicio.
Plic Plic Plic….
La sua speranza andava affievolendosi, la nuvola forse non se ne sarebbe andata mai, la sua tana sarebbe stata inzuppata e lui sarebbe dovuto uscire allo scoperto, rimanendo senza un valido riparo.
Plic Plic Plic…
Erano passati ormai dieci giorni e il topino era tutto bagnato, la sua casetta era umida e fredda e non aveva più nulla di cui nutrirsi, quando ad un tratto drizzò le orecchie: il rumore della pioggia era cessato, un raggio di sole filtrava nella sua tana come una gemma preziosa e tutto, intorno, sembrava più tranquillo.
Fu così che il topo decise di uscire pian piano dal suo nascondiglio e affacciandosi poco per volta con il muso vide che la nuvola se ne era andata e che il sole troneggiava alto in cielo.
Scosso da un impeto di felicità il piccolo ratto balzò fuori del tronco e si guardò intorno ma non riconobbe la sua terra. Intorno al suo ramo di sequoia erano nate tante piantine verde smeraldo e intorno al suo nido c’erano fiori di tanti colori diversi. Il topo notò un esserino intento ad odorare una bella margherita rosa e domandò: “ Chi sei? Che ci fai nella mia terra? Io sono il re di Terra Fiore e sono felice nel mio mondo”. Il piccolo animaletto voltandosi verso il topo rispose con calma e serenità: “ Mi chiamo farfalla e sono un’abitante di Terra Fiore. Sono molto contenta di essere nata qui dove c’è spazio per me e i miei nuovi amici. Loro sono le corolle che caratterizzeranno il tuo Mondo da adesso in poi. Prima non c’era nessuno nella tua terra, ma adesso siamo in molti” e, volgendo lo sguardo verso il suolo, presentò i nuovi dimoranti al re topo: “loro compongono il regno adesso: la lumaca, il ragno, la libellula, i boccioli, l’uccellino. Solo ora potrai dire di essere il re di Terra Fiore”.
Il topolino chiuse per un attimo gli occhi grigi e li riaprì e ciò che vide gli sembrò stupendo: un vero regno, rigoglioso e florido, con nuovi amici e nulla di cui temere. In quell’attimo si sentì felice e urlò la sua gioia ai nuovi arrivati. La farfalla guardò il topo intensamente e gli disse: “tutto questo è nato grazie alla pioggia mentre tu eri nascosto nel tuo nido. La nuvola ha aspettato ben dieci giorni e per dieci giorni ha creato ciò che vedi. Sei rimasto nascosto troppo al lungo e lei ha deciso di andare via, lontano per sempre perché tu hai rifiutato di affrontare la pioggia. La nostra vita è legata a te, senza l’acqua noi tutti moriremo presto e rimarrai solo tu, a sopravvivere nel tuo tronco mangiando qualche foglia secca. Ma non è forse quello che hai sempre desiderato?”
7745250-erba-rigogliosa-con-fiori il topo e la nuvola favolaIl topino si sentì solo e di colpo comprese quello che era accaduto: per la prima volta aveva capito che cosa fosse la felicità, per la prima volta aveva compreso che il suo mondo non era quello che lui si era costruito e nel quale non vi erano turbamenti, ma che il vero mondo era quello prosperoso e bellissimo che ora guardava con i suoi occhi. A quel mondo si poteva arrivare solo grazie ai turbamenti, alle fatiche, agli scompigli. “Ora capisco: la pioggia non porta solo male, ma vita” – disse il topo alla farfalla che sbatteva le ali.
“Voglio trovare la nuvola e dirle che adesso non ho più paura della pioggia, voglio dirle che ho capito cosa significa essere re di Terra Fiore, voglio dirle che sono pronto a inzupparmi ancora per questo Regno!!”. La farfalla rise e volò via.
Trascorsero altri dieci giorni e tutto nel regno iniziò a spegnersi, rimasero solo due fiorellini e la farfalla amica del topo. “Come devo fare compagna farfalla? Ho bisogno della pioggia, anche se avrò paura l’affronterò e dimostrerò alla nuvola che io desidero più di tutto regnare su questa terra e avere voi come miei amici.”-disse il topino al piccolo insetto. In quel momento il vento soffiò più forte e nel cielo si aprì un varco bianco e rosa: la nuvola era tornata e sembrava serena. Era più piccola, soffice e morbida: pareva accogliente e aveva uno strano sorriso obliquo molto più eloquente di ogni altra parola. Guardò il topo e fece scendere giù un po’ di pioggia. Il sorcetto indietreggiò, guardò il suo rifugio, fece per entrarvi ma poi, con il muso rivolto al cielo accolse l’acqua e ne bevve anche. Così bagnato allungò la zampa verso la morbida nuvola che lo fece salire in grembo a sé.
Il topo e la nuvola ora dormivano in cielo l’uno nel respiro dell’altra ,vegliando sul Regno che di lì a poco sarebbe divenuto un piccolo paradiso.

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