Non si è unici nel sentirsi unici

Prospettive antropologiche su questioni antropocentriche

Antropos, antropologia, seghe mentali, bipolarismo, prosa taranto, Comunicazione, comunicazione verbale, comunicazione non verbale, comunicazione persuasiva, persuadere, pubblicità persuasiva, semiotica del testo, semiotica dei nuovi media, semiotica dell’audiovisivo, semiologia del cinema, semiologia applicata, roland barche, scienze della comunicazione taranto, la comunicazione come lavoro, fare comunicazione, linguaggio accattivante, linguaggio persuasivo, comunicazione menzognera, prossemica, psicologia, psicologia della comunicazione, comunicazione paraverbale, psicologia gestalt, enneagramma, linguaggio del corpo, linguaggio non verbale, i punti della comunicazioneQualcosa tipo: chi sono che faccio dove vado. Poi qualcosa tipo: sono inutile è fango il mondo la gente è merda. Qualcosa tipo diventerò un cantante di successo e tutti mi ameranno. Poi, ancora, qualcosa tipo sono talmente forte da spaccare il mondo e dominare su tutti chè tanto tutti sono stupidi. Io sono intelligente, più degli altri. Qualcosa tipo il vuoto non si può arginare, l’angoscia non si può contenere. Vivere a intermittenza. L’incostanza del vivere. Imprevedibilità dell’essere. Volevi il controllo? Adesso non puoi controllare nemmeno te stesso. Non sai mai come ti andrà. Ti svegli contento e fai colazione incazzato, vai a lavoro incazzato e torni triste, pranzi veloce perché vuoi andare in palestra, ti stanchi ma hai la forza di cento persone, torni a casa e ti attacchi alla bottiglia. Il giorno dopo, poi, stai di merda. No, non sono gli effluvi etilici a farti stare di merda, ma il catalizzatore potente che esplode dentro il cervello che pensi sia tuo, ma che è dotato di vita propria. Qualche faccia da stronzo con gli occhiali ti ha detto che è un problema di neurotrasmettitori. E se fosse un problema “animale”? Ti fa paura. Ti caghi in mano. Basta con le solite menate da psicoanalista dei miei stivali: non hai avuto un’infanzia difficile, non hai subito un trauma, non ti sei pisciato nel letto e non hai preso botte da piccolo. Qualcosa ti dice che la tua scatola cranica non sta funzionando come dovrebbe.
E ti metti a pensare. Pensi a tutti gli insulti che hai urlato in faccia ai semafori. Pensi ai ti amo scivolati fuori dalla bocca e che ora non esistono più. Pensi che pensi di essere migliore degli altri, ma forse non sei migliore nemmeno di te stesso. E dell’idea che ti sei fatto di te. Non della tua immagine. No, la tua idea di te, quella che hai lì, conficcata nel cervello. Cazzo, distaccatene. Va bè, non fa differenza. Pensi che pensi. E ti ricordi che non ricordi un cazzo di quello che hai detto quando eri arrabbiato, triste, felice, illuso, disincantato. Riprendi il contatto con la realtà e apri gli occhi: siamo tutti sulla stessa barca. E no, non c’è qualcuno che possa remare al posto nostro.

Annunci

2 pensieri su “Non si è unici nel sentirsi unici

  1. Marco

    Una sorprendente capacità di sintesi di quelle che sembrano svariate esperienze di vita e pensieri “vissuti”. Affermazioni mascherate da domande, quasi a non voler interrogare il lettore ma spingerlo ad interrogare se stesso e le sue idee. Bello, davvero.

    Rispondi
    1. Dalila Micaglio Autore articolo

      Ciao Marco, grazie per le belle riflessioni. E’ proprio quello l’intento con cui nasce la scrittura su questo blog, domandare velatamente e far riflettere:)
      Buonissima giornata e a presto!:)

      Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...