Ascanio Celestini e lo sguardo del tiranno

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L’aria umida, il pubblico già seduto nello spazio all’aperto, le luci basse e il palco allestito d’essenziale. Tra qualche minuto la sospensione dell’incredulità e il via alla performance, ma prima seduti intorno a quello che mi è parso il tavolino più quadrato della storia, chiacchieriamo con l’attore. Così, informalmente, cercando di capire, al di là di tutto ciò che si evince dai suoi scritti, la visione su questa Italia, e su questa piccola società che ci circonda. Ecco, forse non è solo il tavolino ad essere quadrato, ma le idee, delineate e precise dell’artista che rendono questa regolarità d’insieme. Dal precariato che non va visto come una categoria ma come una condizione, alla potenza della forza rivoluzionaria, dall’accettazione che l’unica democrazia possibile sia quella diretta, alla consapevolezza della confusione che si fa tra pubblico e privato. E’ concitato e contento. Si dirige verso il palco, inizia lo spettacolo. Uno show spontaneo e curato, in cui i racconti si succedono con un filo logico, dal ritmo incalzante ed i protagonisti sono degli aspiranti tiranni che alternando ironia e drammaticità, cimentandosi nel difficile tentativo di ammaliare il popolo cittadino/suddito per riceverne il consenso. Tiranni diversi tra loro, alcuni spietati che denunciano in chiave ironica tutta una serie di problematiche legate a questo paese, tiranni che si mostrano più buoni, tiranni che mostrano il peggio di loro, parlando come se per una volta non avessero l’obbligo di celare il dispotismo dietro il paravento fittizio della democrazia, per poi poter dire con un sorriso smagliante “ Siamo stati onesti?”
L’avvicendarsi dei racconti, la scelta della scenografia elementare e degli elementi fonici che si alternano tra spari, musiche, discorsi storici di vecchi despoti, dettano un cambio del ritmo sempre appropriato e mai monotono. Uno show di uno spessore inaudito, racconti che si snodano tra l’impellenza della denuncia e l’invito alla riflessione, tra una risata limpida ed una a denti stretti, tra un pensiero di passività e un moto di rivalsa. Ascanio Celestini brilla, e fa brillare gli occhi degli astanti ai quali lancia provocazioni e pone domande, fornendo delle risposte che probabilmente genereranno altre domande e che porteranno, inesorabilmente, ad una presa di coscienza comune : la dicotomia feroce tra la sensazione di impotenza del singolo e di tutti noi, e la voglia immensa di superare gli ostacoli e migliorare, rovesciando le priorità, magari dapprima tutti insieme e poi singolarmente.

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