Parliamo: blogging day contro la violenza sulle donne!

aied_noviolenza-lacrima, blogging day contro la violenza sulle donne, spot violenza donne, violenza psicologica, semiotica della comunicazione, pubblicità donneOggi è Blogging Day «contro lo stalking, il femminicidio e ogni altra forma di violenza sulle donne» indetto dall’Aied, che fino al 28 aprile raccoglie contributi sul tema, per sollevare discussioni e confronti sani che possano sensibilizzare tutti al problema, nella viva speranza di un comune cambiamento.
Come leggiamo dal sito dell’ Aied, l’intento non è quello di riportare numeri e statistiche, perché “dietro ognuno c’è una storia, un volto, una sofferenza”, ma si vuol parlare del tema violenza e creare movimento attorno alla questione: un movimento comune tramite lo strumento potentissimo del web per poter riconoscere la gravità dei fenomeni e avviare un percorso di trasformazione sociale volto al superamento del problema.
Il mio personale contributo è quello di parlare con il cuore a tutte quelle donne che prima ancora di subire violenze fisiche, subiscono violenze psicologiche: non siete così deboli come credete. Potete uscire da quell’abbraccio che vi crea dipendenza e tornare a vivere, a mangiare magari, a sorridere, a svolgere una vita serena. Parlate. Parlate. Parlate. Lui non è il vostro unico punto di riferimento, lui è solo un uomo. E non tutti gli uomini sono così.
Propongo un paio di video interessanti ( ma non troppo) raccolti sul Tubo in merito alla questione.


Possiamo considerare il primo spot come il classico esempio di pubblicità contro la violenza sulle donne. Lei viene ritratta nella sua condizione di vittima: è a terra, è ferita, ed è SOLA. Gli uomini, invece, sono TANTI e forti. Ovviamente il messaggio finale è quello di vita e di speranza, di un aiuto solidale che proviene dall’abbraccio forte di un uomo verso una donna.


Il secondo video che propongo si discosta leggermente dalla moltitudine di spot contro la violenza che dipingono sempre e comunque la donna come vittima, restando in qualche maniera sempre uguali a sé stessi. È un video che esprime il forte messaggio che chi pratica violenza sugli altri uccide la propria dignità e sé stesso e quindi, se da un lato siamo sempre in presenza dell’icona donna vittima di ripetuti abusi, dall’altro assistiamo alla violenza e alla morte dello stesso boia. Lo sparo rivolto alla ragazza è il realtà un escamotage che si rivolgerà contro chi ha premuto il grilletto.

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4 pensieri su “Parliamo: blogging day contro la violenza sulle donne!

  1. AIED - Associazione Italiana per l'Educazione Demografica

    Grazie Zenzero e Tabacco per aver dedicato spazio alla nostra iniziativa “No Violenza – Contro lo stalking, il femminicidio ed ogni altra forma di violenza sulle donne”.

    Siamo d’accordo, bisogna avere coraggio, forza, fiducia nel futuro. Il silenzio, subire le situazioni pensando che sia per il meglio, chiudersi in se stesse, non sono la soluzione al nostro problema.

    Chiediamo a tutti di partecipare e di spingere forte il messaggio in rete, pubblicare l’iniziativa sui propri spazi (Facebook, Twitter, blog, siti) dedicando attenzione e stimolando la discussione su proposte mirate a contrastare un fenomeno che interessa tutti da vicino.

    Al link http://www.aied.it/noviolenza-contributi-concreti/ potete leggere i contributi concreti raccolti finora, facciamo in modo che aumentino e che da queste 2 settimane vengano fuori idee realizzabili che possano davvero determinare un cambiamento.

    Su questa pagina abbiamo pubblicato anche il tuo.

    Grazie!

    AIED

    Rispondi
  2. Gaetano Renna

    Le donne provano la temperatura del ferro da stiro toccandolo. Brucia ma non si bruciano. Respirano forte quando l’ostetrica dice “non urli, non è mica la prima”. Imparano a cantare piangendo, a sciare con le ossa rotte. Portano i figli in braccio per giorni in certe traversate del deserto, dei mari sui barconi, della città a piedi su e giù per gli autobus. Le donne hanno più confidenza col dolore. È un compagno di vita, è un nemico tanto familiare da esser quasi amico. Ci si vive, è normale. Strillare disperde le energie, lamentarsi non serve. Trasformarlo, invece: ecco cosa serve. Trasformare il dolore in forza. È una lezione antica, una sapienza muta e segreta: ciascuna lo sa. Maria Malibran, leggendario mezzosoprano, che impara a nascondere le lacrime durante le terribili lezioni di canto inflitte dal padre. Denise Karbon che scia ingessata, Vanessa Ferrari che volteggia con una frattura al piede. La prostituta bambina che chiude gli occhi e pensa al prato della sua casa nei campi. La giovane donna che si lascia insultare e picchiare dal suo uomo perché pensa che quella sua violenza sia una debolezza: pensa di capirne le ragioni, di poterle governare, alla fine. Le migliaia, milioni di donne che vivono ogni giorno sul crinale di un baratro e che, anziché sottrarsi quando possono, ci passeggiano in equilibrio: un numero da circo straordinario, questo di cercare di addomesticare la violenza – la violenza degli uomini – qualche volta andando a cercarla, persino. Perché è un antidoto, perché è un prezzo, perché il tempo che viviamo chiede uno sforzo d’ingegno per conciliare la propria autonomia con l’altrui brutale insofferenza. Le storie che ho raccolto sono scie luminose, stelle cadenti che illuminano a volte molto da lontano una grande domanda: cosa ci induce a non respingere, anzi a convivere con la violenza? Perché sopporta chi sopporta, e come fa? Quanto è alta la posta in palio? Alcune soccombono, molte muoiono, moltissime dividono l’esistenza con una privata indicibile quotidiana penitenza. Alcune ce la fanno, qualche altra trova nell’accettazione del male le risorse per dire, per fare quel che altrimenti non avrebbe potuto. Sono, alla fine, gesti ordinari. Chiunque può capirlo misurandolo su di sé. Sono esercizi di resistenza al dolore.

    Concita de Gregorio, “Malamore. Esercizi di resistenza al dolore”

    Rispondi
    1. Dalila Micaglio Autore articolo

      Gaetano ti ringrazio, le tue osservazioni pertinenti e quanto mai veritiere. Sarebbe bello,però, che nelle donne si instillasse la convinzione che non sono tenute a soffrire.
      Have a nice day!
      Un sorriso

      Rispondi

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