La Passio- Pasqua Tarantina

GESU', Gesù Cristo, processione Taranto, Settimana santa, santi misteri, confraternita Carmine, Processione venerdì santo , Taranto, Pasqua“Se gli amici dicono che hai avuto una fortuna a stare in casa con i parenti, mi pare che hanno ragione”.

Diceva Luca, rivolgendosi a Pasquale. Quello, però, era un altro periodo, quello era un momento di festa, si festeggiava il Santo Natale. Natale in Casa Cupiello, per l’appunto. Ed ora, con questi 17 gradi assonnati, col vento tiepido vestale di primavera e qualche acciacco di cambio stagione, giunge-languida- la Pasqua. Pasqua in terra ionica. I riti della settimana santa. Rientriamo tutti, or dunque, studenti fuori sede, lavoratori indefessi, uomini e donne pronti a sfidare 11 ore di pullman … Si accorra, si accorra! E quale tracimante beltà si irradia dall’austerità dei venerati simulacri, dagli umidi occhi di genti che affollano i vicoli di Taranto vecchia, che vestono bene, che calzano Hogan acquistate al rione salinella, che indossano Woolrich con “soli”17 gradi, che adesso s’apprestano a mangiare il panino con la salsiccia e nella mano sinistra stringono Raffo. Non vedo l’ora di esserci. Non vedo l’ora di incontrare le persone per salutarle cordialmente in piazza Fontana, quella SPLENDIDA piazza, quel capolavoro totale di architettura moderna, oserei dire quasi contemporanea! Perché Taranto è bella, perché Taranto ha questa potenza cristiana che mai si mescolerebbe alla profanità di genti che non conoscono neppure il senso pasquale. Quaresima? Digiuni? Adorazione di idoli? La statua più bella è quella di Gesù morto. E quanti ricordi affollano la mente, si torna indietro nel tempo, a quando alle 5.00 del mattino, si andava con mamma e papà a vedere la processione e poi si mangiava il cornetto alla “Sem”, a quando la banda suonava e bisognava commuoversi perché “Gesù è morto”. Il sangue che scorre nelle vene è legato a questa città, a queste tradizioni, i nostri “Riti” sono tra i più belli dell’Europa, la storia si intreccia alla passione e compassionevolmente noi, figli di Taranto, seguiamo i cerimoniali, mescolando le carte profane a quelle cristiane, devoti a costumi insensati, eppur intrinseci del nostro essere. E’ Pasqua: Cristo risorge. E noi, noi tarantini divisi tra lotta e tradizione, tra “alta Italia” e “pasta e cozze”, tra “voglie alternate di andare e restare”, tra passione e strazio, capovolgiamo la locuzione latina “Ab assuetis non fit passio” e patiamo, festeggiando il Cristo morto.

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