La bellezza incatenata

lupi feroci, lupi solitari, wolf, psicologia, bellezza femminile, birra, dalila micaglio, spleen, MvS,Calvizie, finalmente scoperta la vera causa della caduta dei capelli: “Diventerai papà”. Ed invece. La voglia di figliare aumenta, i tuoi genitori meritano questa gioia. “E come lo manterrò?”. Poi vedi un batuffolo di una manciata di kg., e tutti i tuoi dubbi vengono spazzati via. E’ un bell’uomo, ha superato i cinquanta e si mantiene appetibile. Ordina una pizza e una birra. Ma specifica a chiare note: “La birra la voglio INSIEME alla pizza. Non prima, diventa calda e perde di lucidità. Non dopo, un lungo sorso deve accompagnare il primo boccone caldo di margherita”. Arriva la pizza, non la birra. Passano dieci minuti, e due solleciti. Niente. Finisce compostamente la sua pizza, si pulisce il baffetto nero con un tovagliolo di carta. Tossisce. La vena sulla tempia, grossa come il mio dito mignolo, è eloquente. Posa le posate e il tovagliolo. “Buona. Però…” Si alza elegantemente. Lo seguo con gli occhi e spero che la mia birra non finisca sul più bello. Si dirige verso il proprietario del locale. Gli tocca energicamente una spalla. Gli spiega qual era stata la sua specifica richiesta, e i due ragazzi che lo hanno deluso profondamente. “Gliela preparo subito la birra, rimanga qui. E le chiedo scusa”. “No, non hai capito proprio niente, allora! Bere la birra deve essere un piacere, un MIO piacere, e devo sceglierlo IO il momento giusto! QUEL momento non tornerà più!”. La voce e la pressione cominciano a salire. L’imbarazzo dello staff anche. Si siede su un alto sgabello, cerca di trattenere l’ulteriore rabbia che ferina tenta di esplodere. Batte inconsapevolmente la mano sul bancone in legno. Mi alzo subito, gli vado incontro. Mi faccio riconoscere. Mi guarda. La butto su una mancata giornata di neve che potevamo trascorrere insieme, e sulle imprevedibili rotondità di un calcistico pareggio che non ci stava. Siamo dei fottuti realisti, ma sotto sotto sappiamo che la vita è bella. Sembra essersi placato un po’. Si avvicina una ragazza. Serviva l’altra sala. Ha un culo incredibile, e lo notiamo entrambi. “Un po’ di tempo fa Nancy era senza compagnia”. Fa una tenera smorfia, chiede scusa per l’episodio e non lo giustifica. (Brava, mossa vincente). Intelligentemente chiede se gradiamo due amari (Non nomina la parola BIRRA. Sublime, da dove sei uscita?). Io le rispondo “Tre amari”. Sorride. Ma lui rifiuta con eleganza, accetta le scuse, il rosso del suo volto è scemato a rosa. Lei allora si congeda indietreggiando, sfiorando le sue mani “La prossima volta, però, sedetevi in quella sala. Ci sono io”. La indica con l’indice sinistro, ma l’occhio cade nuovamente lì. Sparisce. Io e lui rimaniamo un paio di minuti in silenzio. “Aggrappàti a un’immagine condannata a descriverci”. Quindi ci salutiamo, un abbraccio fraterno e la consapevolezza di un succulento briciolo di filosofia condivisa in un pub.
“E nel vuoto della notte, quando hai freddo e sei perduto, è ancora Nancy che ti dice: Amore, sono contenta che sei venuto”.
Amore, sono contento che sei venuta. Ma quell’amaro potevi portarmelo.

 

Di MvS

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