Un contagio da evitare: Kafka, l’uomo

Kafka, metamorfosi, opera kafkiana, Franz Kafka, interpretazione opere, il processo, blatta, Gregor Samsa, schizoide, disturbo personalitàL’opera di Kafka è Kafka stesso. L’aderenza psichica della sua biografia all’opera, è essa stessa vita. Immanenza kafkiana. Franz incompreso; Franz solitario; Franz senza cuore. Un mondo scorto tra le righe della “lettera al padre”, de “La metamorfosi”o de “Il processo”, giusto per citare qualche titolo.
Potremmo tirare in ballo Freud e Lacan per spiegare i processi psichici che hanno mosso e guidato l’autore sul palco della sua esistenza e, contemporaneamente, tra le parole delle sue opere, ma queste analisi esegetiche e prolisse si tramuterebbero  in un mero esercizio di stile. Franz Kafka non più come topo da laboratorio, ma come essere umano. Un uomo dilaniato dal senso di colpa per non essere all’altezza delle aspettative del mondo. Lo stesso mondo che egli osserva e giudica come il peggiore in assoluto.

Il contagio da evitare

Tra tutti i mondi possibili, questo, è senz’altro il più orribile. Il più temibile. Al giudizio, alla condizione di non essere accettato, alla contingenza di un difficile rapporto col padre, al senso di inadeguatezza perenne, l’unica soluzione possibile è l’evitamento. Evitare il contagio che deriva dall’immischiarsi tra la gente di questo mondo che nulla a che fare con lui, e che degenera in un disturbo schizoide di personalità.

Da tutte le opere Kafkiane si evince la volontà dell’autore-uomo di distaccarsi, un precipuo scopo che porta a scindersi dal resto mondo, poiché composto da persone. È forse questo, più di tutte le anamnesi improvvisate e non- che lo vogliono un bilioso vendicativo nei confronti paterni- ( vedi la figura di Gregor nella Metamorfosi), uno dei tratti più intriganti della personalità dell’affascinante scrittore. Affascinante perché umano. Un uomo con un grande cuore, che per difendersi dalle avversità e dall’orrore contagioso della gente, trasforma il bisogno di amore in bisogno di elusività. La mancanza del desiderio di relazioni strette ed intime con altri essere umani lo immette in una condizione inconsica di distacco emotivo per paura di essere “contaminato”.

Trattenere ed eludere
Kafka è solo. Vuole essere solo. Scrive per sé e non per gli altri, così come si arguisce dalle sue volontà, dettate all’amico Max Brod, al quale chiese di bruciare, una volta morto, i suoi manoscritti non ancora pubblicati. Perché? Franz non vuole dare. Anzi non deve dare. Dare qualcosa, qualcosa di sé, conduce alla sofferenza e al senso di vuoto che da sempre, da quando era un bambino lo ha caratterizzato. Un vuoto che non si può colmare neanche “prendendo”, poiché non è ciò a cui Franz anela: dal mondo non si può cogliere nulla di positivo. Meglio non imbrattarsi le mani. È l’uomo Kafka che si auto giudica, che si auto boicotta perché non “aderisce” alla realtà, non aderisce al mondo che lo circonda. Il censore di sé stesso che si punisce per queste colpe, finendo in un vortice autodistruttivo che lo condurrà tra le braccia della morte con una tubercolosi indotta dalla “debolezza psichica”.

Franz Kafka: l’uomo
Franz, Herr K.,Gregor, Josef K., Kafka: cuori elusivi, menti scisse e che scindono, uomini evitanti. Lo stesso uomo. E null’altro avrebbe potuto scrivere se non l’immensa opera che ha scritto e null’altro sarebbe potuto essere se non l’immenso uomo che è stato.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...