Trovato l’untore della Peste di Camus

 Ogni  Albert Camus, la peste, peste Camus, Bruno Pompili, Bruno Briganti                                                                                                                                              grande opera, col passare del tempo,
mostra aspetti prima non osservati […].

La
risorgente virulenza, mortale nella
macchina organica, è una garanzia in
letteratura.

Bruno Pompili                                                                                                                                                 

Da circa sei decenni si legge La Peste di Camus, e abbiamo raccolto in mente varie interpretazioni, le abbiamo infine credute complete, con ovvie sfumature, divergenze e anche qualche serio contrasto.
Ci siamo fermati credendo che tutti i giochi fossero esauriti, e non era così. Ora si è aperto almeno un problema, e anche la diversa lettura di un aspetto essenziale dell’opera, collegati entrambi ad uno dei personaggi portanti: il padre Paneloux.
La nuova comprensione ci viene suggerita dal saggio di Bruno Pompili, La religiosa passione dell’untore. Ovvero, il nome della peste (in B. P., Strabismi 4. L’altalena e il metodo, Crav – B.A. Graphis, Bari 2009, pp. 3-29), che non seguiremo nella sua progressione ma molto sintetizziamo, al limite della cortesia professionale.
1. Esistono elementi dell’opera che sono allusivi, come è esplicitamente dichiarato dalla epigrafe posta da Camus ad apertura della Cronaca della peste. Ovvio a dirsi, ma utile ricordarlo.
2. Il padre gesuita Paneloux, veemente predicatore, espone e rappresenta le figure della fede e della morale cristiana, con rari dubbi e soltanto una momentanea esitazione. Il personaggio è stato oggetto di molti commenti e complesse riflessioni. Camus afferma, per altro poco ascoltato in questo, che La Peste è l’opera sua più antireligiosa che abbia scritto.
3. Camus sceglie di solito con cura i nomi dei suoi personaggi: a volte sono spiegabili, e a volte restano chiusi. Spesso non abbiamo tracce ma solo curiosità e ipotesi.
4. Pompili decifra e spiega in dettaglio un anagramma: Pane-loux = Panouxle, che in greco significa peste. La sorpresa è grande e la dimostrazione ineccepibile, oltre che carica di con-seguenze e ripercussioni: la peste è lui, o almeno ne è l’untore.
5. Pompili non vuole sbagliare, enunciando a vanvera, né fermarsi alla pelle delle parole. E allora espone alcuni conver-genti elementi, organici al personaggio e all’opera:
a) cita correttamente alcune ipotesi note, ma ormai secondarie, sul nome Paneloux; che è fra l’altro un nome assente dagli elenchi telefonici di Francia e Algeria, e infine lo si può ritenere del tutto inventato;
b) annota presenze illogiche o non spiegabili di Paneloux nella meccanica della narrazione, oltre a influenze del personaggio sullo sviluppo della cronaca dal punto di vista narratologico;
c) sottolinea come la morte di Paneloux venga dichiarata “caso dubbio” sulla scheda epidemiologica, come dire: la peste (o l’untore) non può morire di peste;
d) ritengo decisivo un paio di elementi linguistici, a sorpresa, che qui non vengono rivelati: mi sia perdonato questo vezzo di lettore.

Sono sorpreso di non aver trovato incrinature; sempre se ne trovano. Mi dà quasi fastidio che tutti i passaggi delle argomentazioni di Pompili siano misurati e sicuri: è così convinto della sua scoperta che cerca, ovviamente senza trovarli, gli elementi che potrebbero contraddirlo. Mi sembra – in verità lo è – onesto.

Acquisita questa ricerca di Bruno Pompili, mi piace pensare che se ne possa diffondere una lettura ormai diversa della Peste di Camus, calcificata da troppo tempo: può approfittarne chiunque lo voglia, con curiosità.

Di Bruno Briganti

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