Il picco delle coscienze

Current Directions in Psychological Science, il picco, cervello, intelligentia, intelligenzaApprendo con qualche perplessità la notizia diffusa da alcuni ricercatori del Current Directions in Psychological Science, secondo cui l’uomo avrebbe già compiuto l’ultimo passo evolutivo e raggiunto il picco di sua massima intelligentia. Non ritenendomi purtuttavia al picco, è per puro diletto che mi intratterrò sull’argomento. Lo farò attraverso congetture e confutazioni, come Popper, e secondo il sistema metodologico detto Rasoio di Ockham, fondandomi cioè su criteri d’economia e semplicità. Presupponendo così che l’evoluzione massima, in termini quantitativi e qualitativi, appartenga ad un ordine di ineguagliabile affinatezza, ovvero all’estrema complessità dello psichismo sensitivo e intellettivo, noi dovremmo possedere facoltà di autocoscienza ed astrattive pressoché insuperabili. Dovremmo essere perciò capaci di compenetrare la natura intima delle cose come mai prima d’ora.
Al pari di Claude Bernard, compirò una brevissima riflessione epistemologica che sottoponga le idee al controllo dei fatti, e giammai al suo contrario. Nonostante la ricerca tecnologica non può che procedere da un punto di vista qualitativo, sarà solo quantitativa la successiva diffusione dei suoi legittimi traguardi; questa è la ragion per la quale ci ritroviamo nomologicamente sprovvisti d’ogni dottrina e della possibilità di replicare, o riprodurre, gli oggetti tecnologici che utilizziamo. In sostanza, quand’anche adoperassimo un computer al limite delle sue potenzialità, non sapremmo realizzarlo e, se ci trovassimo su un’isola deserta, dovremmo inevitabilmente ripartire da zero. Diceva Salvemini che ogni uomo vuol mantenere e difendere i suoi privilegi, ed in questa direzione abbiamo operato nei secoli, casomai allargando le distanze e separando tra loro le scienze. Sulla base di quanto sin qui affermato, credo che l’uomo moderno si evolva più nei consumi che nell’intelletto. La sommità dello stesso è quindi riferibile a un passato, sì recente, ma tuttavia alla deriva. La nostra funzione estimativa, oltrepassato l’apice naturale, sembra sospinta verso una ricezione indolente e iperbolica. Ammirato del genio di Pitagora, del Da Vinci, poi dalle intuizioni di Tesla ed Einstein, e al cospetto degli antropoidi miei coevi (luminari del Grande Fratello e altre bestialità), oggigiorno vi domanderei piuttosto: ma di quale uomo stiamo parlando?

Di Nitro Cardano

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