Il libro che non c’è: by Lionel Messi

lionel-messi_non legge libri,vita, bersaglio, ignoranza, nietzscheLa cieca ignoranza è meno fatale di un mediocre e confuso sapere, disse il Beccaria. Il suo intento, evidentemente non-consolatorio, mirava a non giustificare né l’una né l’altra condizione. Significava scegliere il male minore, pur consapevoli che la verità semplice delle cose, mai nefasta quanto i termini a raffronto, avrebbe cosparso luce sulle moltitudini ed estinto gli incendi che le oppressero negli anni di tenebre. Che esistano, ed esisteranno sempre, gerarchie del sapere, corrisponde a verità inconfutabile e necessaria, quanto necessaria è la condiscendenza che ogni sovrano dovrebbe dimostrare verso gli intelletti più alti, custodendo e tutelandone la sapienza, affinché da essi si attinga sempre la verità, troppe volte al contrario temuta. Ma quali sarebbero gli effetti di una protrazione dell’oscurità? Cosa avverrebbe se, nel capovolgimento istituzionale delle gerarchie predette, il più basso assurgesse al ruolo del più alto? E soprattutto cosa saremmo se cedessimo con facilità ad ogni pregiudizio ideologico? Ogni giorno trucchiamo le carte perché nulla superi il muro eretto dall’omertà intellettuale, compariamo il peggiore ad un peggiore differente, cosicché continueremo ad optare per un male minore, che pur sempre male rimarrà. É il gioco funesto del labirinto cinese (come le scatole), dove ognuno di essi è contenuto da un altro maggiore, e come topolini corriamo per corridoi inestricabili di un luogo da cui non c’è uscita, né salvazione. Si è preferito il silenzio. Nietzsche ed Heidegger furono politicamente perdonati, di Goethe passò la poesia, ma Spengler fu adeguatamente insonorizzato. La modernità spegne la luce laddove non vuole mediare, anche se, tornando a Spengler, il suo pensiero è tutt’altro che antimoderno, casomai identitario (e mi oppongo a qualsiasi altra interpretazione che ne deduca uno slancio razzista!). La multiculturalità sbandierata ignorando, null’altro è se non un relativismo culturale, un processo accelerato di azzeramento, che parte da un’idea di bizzarra globalizzazione e si compie nel concetto di omogeneità culturale o, se preferite, nel tramonto. Una dimensione essenziale è stata amputata per far luogo alle barbarie e se Nietzsche si difese dicendo voglio imparare sempre di più a vedere il necessario nelle cose come fosse quel che v’è di bello in loro: così sarò uno di quelli che rende belle le cose, come potremo difenderci noi, e con altrettanta potenza? La risposta non è semplice, ma la difesa è necessaria. Potremmo non sottostare alla neo-nata cultura dell’avidità, sfuggire al capovolgimento che confonde la necessità con l’ iper-gratificazione. Domandiamoci cosa vuol dire avere successo per esempio e se il nostro modello è diventare una velina, un politico, un tronista o un buffone qualsiasi, allora c’è ben poco da fare. Curiosando tra le notizie del giorno ho letto che Messi (nella foto con un’espressione estremamente intelligente)- sì, quello che è tanto bravo a calciare un pallone – non ha mai letto un libro in vita sua. L’avrei trovata una notizia interessante qualora ne avessi dedotto che, per giocare bene a pallone, sarebbe meglio non leggere libri, nemmeno le favolette infantili e nemmeno Topolino (non quello che corre disperatamente nel labirinto, in cerca di salvazione)! Ma è con impagabile compiacimento che vi dico questo amici miei: che Messi in vita sua non abbia mai aperto un solo libro, a me non frega un beneamato gingillo!

  Di Nitro Cardano

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