La domanda, di grazia, respinta

cappio, pena di morte, genersosi paolo, vendetta, morte, castigo, bersaglioIeri il mondo si univa contro la pena di morte. Questo il link di riferimento:

http://lepersoneeladignita.corriere.it/2011/10/10/giornata-mondiale-contro-la-pena-di-morte
E mentre leggevo la notizia, mi sono posta un sacco di domande, mi son chiesta dov’è il giudice con la faccia da uomo di De Andrè, mi son chiesta cosa fosse realmente la pena di morte( perché noi non la conosciamo davvero), mi chiesta cosa sono i diritti e soprattutto: cosa diavolo è la PENA. Chi siamo noi per infliggere pene a qualcuno? Chi decide quand’è che si sbaglia?
Partendo dall’analisi etimologica del termine vedremo che pena, in latino poena, vuol dire punizione, colpa, castigo. L’etimologia rende così giustizia ad un concetto- quello di punizione appunto- spesso semplificato dall’approccio che ad esso ha il sapere senso comune. Laddove questo tende a sostanziare e reificare il concetto in questione, il recupero delle radici etimologiche del termine ha il pregio di muovere un importante passo verso un approccio, per così dire, più consapevole alla questione.
Nel termine pena, è racchiuso il concetto stesso di sofferenza, dolore, si potrebbe dire di vendetta più che di riscatto. Ma vendetta di e per chi? Nessuno ha il diritto di privare un uomo della sua vita. (Certo se ti ammazzano un figlio non la pensi più così…) Il termine vendetta rimanda, agli effetti, da una prospettiva- filosofica, alla prima forma di pena imposta dalla società, naturalmente, come lo stesso Generosi Paolo afferma:

il sentimento congenito della vendetta privata dalla sua natura di desiderio si sarebbe elevato nelle società primitive all’altezza di un diritto…esigibile, ereditario, esclusivo dell’offeso e dei suoi famigliari.

Il verbo punire implica, però, anche il dare una condanna, un castigo, il far espiare ed è l’accezione nella quale la pena è stata considerata da sempre, nella storia.
La cosa che mi fa incazzare da morire però è che con la PENA DI MORTE si depriva l’uomo delle sue caratteristiche , delle sue peculiarità di essere umano. Come si fa, in un contesto dai confini umani sempre più confusi a difendere questa caratterizzazione dell’uomo, questa dimensione umanizzante e pur sempre fragile, dipendente e alla mercè di tutti?
E’ Mondin che, fornendoci una definizione dei valori, ci fa riflettere sulla questione:

ogni singolo esponente della specie umana non vale per quello che ha ma per quello che è, il suo primo titolo di nobiltà non gli deriva dalla razza, dalla religione, dal censo, dal sesso bensì dal suo semplice essere uomo o donna e questo titolo è talmente grande da renderlo degno di massima stima in ogni momento della sua esistenza , quando è sano come quando è malato, quando è debole come quando è forte, quando è sapiente come quando è ignorante.

La persona è una presenza volta al mondo e alle altre persone , senza limiti, confusa con loro in una prospettiva di universalità.(…) Essa non si conosce che attraverso gli altri, si ritrova soltanto negli altri.
Ma l’universalità, con la pena di morte, si va a far benedire. Fuck off  finti giudici.
Chi sparge il sangue dell’uomo, il sangue suo sarà sparso …

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Un pensiero su “La domanda, di grazia, respinta

  1. Sepiettina

    Non lo so come fanno ad applicarla ancora la pena di morte, ma è uno scempio. Certo i serial killer, i pedofili, chi fa del male gratuitamente ad un altro essere umano deve essere punito, ma chi siamo noi per uccidere qualcuno?! Credo che la più grande sofferenza per un uomo sia non avere più la libertà e non ricevere un’iniezione letale…

    Rispondi

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