La comunicazione che mangiamo

gettone, comunicazione, facebook, social network, zeno, ipad, realtàStringo in mano un gettone telefonico. Mi guardo intorno, cabine telefoniche dismesse ed al profumo di latrina. Accarezzo con nostalgia quel metallo, vile ma ricco di ricordi: avvisare la mamma dei nostri spostamenti, l’amico del nostro arrivo, la ragazza delle nostre scuse. Poi l’avvento dirompente dei telefoni cellulari. I maschietti che godevano nel mostrare chi l’avesse più piccolo, il cellulare. Ora a chi ce l’ha più grosso e ricco di funzioni, IPAD mi pare sia l’ultimo ritrovato. Quindi Facebook. Far sapere agli altri dove stiamo, aggiornamenti di stato e di luogo continui, di pensieri ermetici o immediati. Vomitiamo continuamente lettere e colori ed odori e suoni: ma è davvero così che vogliamo una conferma della nostra esistenza? Prima bastava una donna per la quale provavamo una (neanche cieca) attrazione per farci sballare ed avvicinare alla volta celeste. Ora abbiamo bisogno anche dell’approvazione sociale degli utenti della rete per la personale affermazione. Viviamo strani giorni, nei quali rinunciamo all’amore per paura dell’amore. Rinunciamo a parcheggiare bene per timore d’essere chiusi in doppia fila. Disperdiamo il rapporto umano e carnale per privilegiare quello nudo e nebuloso del web. Dite che nessun uomo è un’isola? Bene, ma quell’uomo che gode di beata solitudine dal suo isolotto non vuole proprio vederci. Non deve.

“Forse attraverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo  fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile… Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto sarà massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e malattie”. Così è il mio Shangri-La, ora, pennellato da Svevo.

Ripongo il gettone in tasca, e continuo per la mia cattiva strada.

 

 

Di MvS

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4 pensieri su “La comunicazione che mangiamo

  1. AnGèliCa

    Forse….ognuno ha timore di ogni ‘altro’ da sè…e così ha paura delle sue proprie emozioni. Meno fatica comporta il ‘nascondersi’ in cybernetiche esistenze che il buttarsi senza paracadute nelle umane e carnali relazioni…
    Forse.

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