Ma noi… ci saremo

il Maestro Francesco Guccini in concerto a Lecce

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E’ solo un attimo. Si spengono le luci. Ventunoetrenainpunto. Undici giugno 2011. Inizia la lezione, in cattedra il Maestro Francesco Guccini, i suoi 71 anni di “più che solo vita”, il palco di Piazza Palio( Lecce Fiere), e almeno 3 generazioni testimoni dell’incanto dello show. Accanto a me un gruppo di adolescenti scalmanati, sgomitano e gridano “ Maestro sposami” ed io mi ritrovo a pensare che allora non sono tutti feisbuk e distintivi questi ragazzi. Molto causalmente il Vate bisbiglia al microfono qualche parolina, oggi è sabato, domani che si fa?! Forse mi pare di sentire un suono che assomiglia a quore o battiquore? Può essere. Poi, gli applausi e le note indimenticabili ed eterne di Canzone per un’amica, il visibilio di tutti noi, una bottiglia di vino mi passa tra le mani, mi volto ed è una coppia di persone anziane che si tengono abbracciati stretti, mentre faccio amicizia con i ragazzi accanto. Felicità. E come non si può essere felici a sentir parlare Guccio, ci racconta di quanto ha fatto il militare a Lecce e ci svela che, nonostante il bromuro nel latte, da giovani si ha tanta voglia di fare all’amore e che le ragazze salentine erano rinomate per la loro bellezza. Poi aggiunge: ne avessi vista una. Solo una in un anno di leva. Ma dov’erano? Dove si nascondevano?

Sorridiamo e poi … si leva una sola voce, sulle note di Noi non ci saremo, de Il Frate, poi- e l’avremmo sentita e cantata per tutta la notte, arriva Autogrill. Si, perché ci toccano, ci penetrano, ci pervadono tutti gli spicchi del nostro essere le parole del Maestro, e chi non ha mai provato quel rimpianto malinconico di qualcosa che non si ha avuto il coraggio di fare? Ma nel gioco avrei dovuto dirle: senti, senti io ti vorrei parlare(…)E in un attimo, ma come accade spesso, cambiò il volto d’ ogni cosa, cancellarono di colpo ogni riflesso le tendine in nylon rosa, mi chiamò la strada bianca, “Quant’è?” chiesi, e la pagai, le lasciai un nickel di mancia, presi il resto e me ne andai …

Una scaletta ricercata quest’anno, diversa dal solito, con canzoni meno popolari, ma intimiste e che ci hanno fatto ricordare, sognare, vivere gli anni andati e quelli che devono ancora venire, perché a 20 così come a 70 le emozioni, i sogni, gli ideali, son gli stessi. E gli amori son speciali, eppur così inesorabilmente tutti uguali. E lo ammetto, una lacrima mi riga il volto sulle note di Farewell, a ricordare a me e a tutti, vecchi, ragazzini, donne in cinte, uomini canuti, che ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione e il peccato fu creder speciale una storia normale. Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo, sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo. E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa; siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.

Le luci basse, Maestro Guccini sul palco, la sua camicia blu notte e il suo sempiterno bicchiere di vino rosso. Scivola il tempo, scivolano le note di Cirano, di quell’Eskimo che tutti conosciamo, che unisce genitori figli e finanche nipoti, perché a vent’anni è ancora tutto intero, perché a vent’anni è tutto chi lo sa, a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’età …

Poi, come sempre, puntuale come la riflessione, arriva e corre corre corre la locomotiva …

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