Taranto, diossina e derivati

                                                                                                      

                                                ILVA, Taranto, diossina, inquinamento, lotta, figli, genitori                                                    Si pensa come si vive

                   (Demostene)

Saranno state le pappardelle agli scampi scampati alla pattumiera. Saranno state le bollicine rincarate del malvasia o l’atmosfera retrò delle sedie in simil legno. Ma, scomodamente, irriverentemente, ermeneuticamente, è nata. La teorizzazione meta empirica sui fondamenti del comportamento umano tipico degli abitanti del sud e, perché no, dei tarantini. Un’ afflizione lamentosa e continua, costantemente presente ed un senso di insoddisfazione permanente. Senso di insoddisfazione che mai si placherebbe, quand’anche al posto dell’Ilva ci fosse una distesa verdeggiante, quand’anche nelle università ci fossero i termosifoni d’inverno e l’aria condizionata d’estate, quand’anche possedessimo tutti il famigerato “posto fisso”. (Entità esterna e oggettuale anelata, ricercata, posseduta e custodita gelosamente per accendere un bel mutuo/sempre in accordo con i suoceri, però, perché “ci deve essere lo spazio per i bambini e per gli ospiti”). “Che” poi, questi ospiti, non li ho mai visti in vita mia, senza contare che mia nonna non ci faceva sedere neanche sui divani “ per non sporcarli”.

Io, ne ho viste di cose che voi umani, non potreste immaginarvi… piagnistei continui, mancanza di lavoro, oppressione dei genitori, mancanza di stimoli, Ilva di merda, mal di testa, mal di pancia. Ginocchio della lavandaia. Mal di vivere. E basta! Accade quello che noi vogliamo far accadere. Non me ne voglia il buon Demostene, ma più che “si pensa come si vive”, la formula corretta sarebbe “ si vive come si pensa”. La mente ha un potere eccezionale. A Taranto e dintorni, eccezionale negativamente.

… gente arrovellarsi in relazioni amorose che di amoroso avevano solo il nome, dinamiche masochistiche e “coazioni a ripetere” infinite. Ho visto donne ingravidate dallo stesso boia scelto accuratamente con cura da mamma e papà, giocare al bingo gli assegni familiari per la frustrazione. Ho visto uomini assoggettati a mogli-mamme portare le paste la domenica mattina a casa dei suoceri, ho visto mariti fumare sigari di nascosto nelle bische di quartiere. Ma la cosa più triste è che ho visto ragazzi e ragazze lamentarsi dell’oppressione di questo posto, dell’eccessiva presenza dei genitori (ed i genitori lamentarsi di noi “figli-bamboccioni”( grazie Schioppa), dell’assenza di stimoli, della diossina, della disoccupazione, dell’amianto, della mentalità chiusa, dei morti di tumore, delle discoteche tutte uguali.

Una volta una persona mi disse “se non risolvi il problema, è perché quel problema ti crea un vantaggio”. Ed io gli risi in faccia. Oggi capisco e dico, vi dico, mi dico che i due mari, nel loro costante e mortale abbraccio, ci fanno sentire al sicuro in qualche modo, ci offrono la possibilità di lamentarci senza trovare il modo di alzare il culo dalla sedia e prendere il volo. Taranto, mamma, papà, figli, disoccupazione, amore, odio, ciclo, fumo, diossina, cielo, mare, cibo, litoranea, discotutteuguali, mutuo, suoceri, mal di testa, cane e giardino. Sindrome di Stoccolma. Siamo tutti innamorati del nostro boia.

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