Siamo solo noi …

                                  Passano le età, e tu continui a versare,

                               e ancora c’è spazio da riempire.(Tagore)

 Una stanza, una pipa, un’agenda e tre cervelli. L’indolenza di un venerdì-domenica, è il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia e noi, tra il tabacco alla liquirizia e “L’aurora” di Mosole, ci ritroviamo a parlare di Tutto. No, non siamo cazzeggioni in procinto di esplicitare sommamente qualunquismo ideologico o perbenismo cittadino, solo cazzeggioni che si interrogano sull’essenza dell’Universo. Sul senso-non senso dell’esistenza, sulla molteplicità degli stati dell’ essere e sulle innumerevoli vite nel cosmo. Non abbiamo neanche bevuto. No, nessuna canna. Sarà il tabacco speziato o l’odore di umido misto al miasma nicotinico, sarà il contrasto del sole all’esterno e del semibuio all’interno della stanza, ma è esplosa, così- senza consapevolezza iniziale alcuna- la disquisizione più illuminante degli ultimi … 150 anni.(e va bé ci toccava citarli.)

Almeno, per noi. D’altronde, poi, dopo la pasta al ragù e gli involtini al sugo e un caffè sul lungomare, cosa avremmo mai potuto pensare di fare? Un giretto per negozi? Chiusi. Una partita alla Play? Già fatta. Una passeggiata in litoranea? Delirio. Ebbene no, abbiamo preferito parlare del perché esistiamo, del motivo per il quale, molto spesso, ci ritroviamo proprio dinanzi alle situazioni che più di tutte ci spaventano. E allora la domanda, quasi sempre, è “perché proprio a me?”, magari alzando gli occhi al cielo, in cerca di qualche risposta chiarificatrice.

“Perché siamo noi a sceglierlo” dice uno dei tre e, vi assicuro, non sono stata io. So cosa state pensando, il solito discorso da quattro soldi del “ se vuoi, puoi”. Ma non è così, altrimenti saremmo andati a fare un giro in litoranea, no?!

“Noi scegliamo la nostra vita”. Non vuol dire semplicemente, banalmente e unicamente “homo faber fortunae suae”, ma che noi nasciamo e moriamo un’infinità di volte e, ad ogni rinascita, scegliamo chi essere.

Per questo, molto spesso, sembra che siano proprio le cose di cui abbiamo più paura a manifestarsi, oppure ci ritroviamo in situazioni che mai avremmo considerato possibili o realizzabili. Senza considerare un principio naturale, cosmico, totale e assoluto per il quale tutto quello che fai, in qualche modo, ti ritornerà. Siamo alle solite: no nessun detto popolare. Si lo so che ricorda tanto “ciò che semini raccogli”, ma il senso è un tantino più ampio.

 

“Perdiamo la memoria umana e acquistiamo la memoria cosmica”, sicché, quando ci troviamo al cospetto di Dio, dell’Uno, del Tutto, scegliamo di diventare- nella vita che verrà- un prete, un mascalzone, un traditore o un marinaio.

Avete mai avuto la sensazione di essere naturalmente bravi in qualche attività o disciplina, pur senza averla mai praticata? Oppure che una persona appena conosciuta vi sia stranamente familiare?

La pipa, il fumo, il sole al di fuori, gli occhi negli occhi, l’Unità d’Italia, il senso del senso, il Mondo, l’uomo,l’Uomo, Dio, noi, noi, Dio, l’Universo. Facciamo parte di tutto questo, siamo gocce divine che si stagliano sempre, quotidianamente, tra il cielo e la terra, nella naturale ed innata bontà della Vita. Che è tutto. Che è bella.

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